Quito - Focsiv

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CASCHI BIANCHI: INTERVENTI UMANITARI IN AREE DI CRISI – Quito2014
SCHEDA QUITO - ENGIM
Volontari richiesti : N 3 per ogni sede
SEDE DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO:
INTRODUZIONE
FOCSIV è la più grande Federazione italiana di ONG che da oltre 40 anni lavora nei sud del mondo
realizzando progetti di cooperazione internazionale. Punto fermo di tutti gli interventi è stato ed è quello di
contribuire, attraverso il lavoro di partenariato e la promozione dell’autosviluppo, al superamento di quelle
condizioni di ingiustizia che potenzialmente sarebbero potuti essere, sono o sono stati fonte di conflitti e di
maggiori ingiustizie, costruendo percorsi di pace. Per dare continuità al lavoro di prevenzione dei conflitti
così intesi e volendo offrire la possibilità ai giovani italiani di sperimentarsi come operatori privilegiati della
solidarietà internazionale, Volontari nel mondo FOCSIV in collaborazione con l’Associazione Papa Giovanni
XXIII, la Caritas Italiana e il GAVCI ha presentato nel febbraio del 2007 all’UNSC il progetto madre “Caschi
Bianchi” che intende collocare la progettualità relativa al servizio civile all’estero come intervento di
costruzione di processi pace nelle aree di crisi e di conflitto (armato, sociale, economico, religioso, culturale,
etnico…) con mezzi e metodi non armati e nonviolenti, attraverso l’implementazione di progetti di sviluppo. I
conflitti infatti trovano terreno fertile dove la povertà è di casa, dove i diritti umani non sono tutelati, i processi
decisionali non sono democratici e partecipati e dove alcune comunità sono emarginate. Il presente progetto
di servizio civile vuole essere una ulteriore testimonianza dell’impegno della Federazione nella costruzione
della pace nel mondo e vuol far sperimentare concretamente ai giovani in servizio civile che la migliore
terapia per la costruzione di una società pacificata è lottare contro la povertà, la fame, l’esclusione sociale, il
degrado ambientale; e che le conflittualità possono essere dipanate attraverso percorsi di negoziazione,
mediazione e di riconoscimento della positività dell’altro.
DESCRIZIONE DEL CONTESTO SOCIO POLITICO ED ECONOMICO DEL PAESE DOVE SI REALIZZA
IL PROGETTO:
ECUADOR
La situazione politica del Paese è caratterizzata da una sostanziale dose di stabilità, nonostante dal 1996 si
siano succeduti alla guida del Paese otto presidenti, destituiti da colpi di stato o da proteste popolari, che
hanno rallentato, ma non fermato, la programmazione politico-economica e l’attuazione di riforme strutturali
di cui lo Stato necessita. Il 30 settembre 2007 si sono tenute le elezioni per un'Assemblea Costituente così
come chiesto dagli elettori con il referendum del 15 aprile dello stesso anno. Tali elezioni, le più complesse
nella storia del Paese, hanno visto un enorme numero di liste (nazionali, provinciali e di emigrati) e sancito
una larghissima vittoria per il socialista Rafael Correa, che si è garantito 80 dei 130 seggi in palio. Il
Presidente Correa, riconfermato dopo le elezioni del 2009 e del 2013, si è autodefinito un rappresentante
della politica di confronto con gli Stati Uniti, dichiarando che non firmerà il Trattato di libero commercio con
gli USA e che chiederà una moratoria sul debito estero. Inoltre, è apertamente contrario alla “dollarizzazione”
del paese - ovvero all'uso del dollaro come moneta nazionale, entrata in vigore il 9 gennaio del 2000 come
freno agli effetti devastanti della crisi economica - pur non auspicando un ritorno al sucre, la moneta
nazionale. Il suo progetto politico vede invece l'adozione di una moneta unica per tutti i paesi andini,
nonostante sia consapevole della difficoltà di eliminare il dollaro in pochi anni.
Secondo il rapporto UNDP 2013, l’indice di sviluppo umano nel Paese è pari a 0,724, dato che colloca
l’Ecuador all’89° posto nella classifica mondiale, ben cinque posizioni in meno rispetto al rapporto del 2011.
Le disuguaglianze sociali presenti nel Paese sono particolarmente evidenti in riferimento alle comunità
indigene e afro-ecuadoriane, la cui situazione è abbastanza preoccupante sia dal punto di vista economico,
che per la tutela dei loro diritti sociali e culturali. Queste popolazioni vivono in condizioni più disagiate
rispetto al resto della popolazione e con maggiori difficoltà per l’accesso ai servizi. Nel Paese sono presenti
infatti 11 diverse etnie indigene, concentrate principalmente nelle zone rurali dove risulta evidente una
maggiore percentuale di povertà rispetto ai centri urbani.
L’economia ecuadoriana continua ad essere fortemente dipendente dalle sue risorse petrolifere che
rappresentano oltre la metà delle entrate finanziarie provenienti dalle esportazioni del Paese, dipendenza
che comporta la vulnerabilità dell’economia del Paese alle fluttuazioni del prezzo del petrolio sul mercato
internazionale. Se negli ultimi anni il Paese ha potuto beneficiare del rincaro del prezzo del petrolio, questo
trend positivo non è stato accompagnato da una più equa distribuzione delle ricchezze tra la popolazione,
per cui risultano ancora molto forti le divisioni sociali ed i differenti livelli di povertà presenti nel Paese.
Nonostante ciò gli effetti positivi della crescita economica e della rinegoziazione del debito estero iniziano a
farsi sentire: la spesa pubblica sta aumentando, mentre diminuiscono povertà (che si attesta attualmente
intorno al 30%, dopo aver toccato il picco del 52% alla fine degli anni’90) e disoccupazione (al 6,3% nel
2011, al 4,8% all’inizio del 2014).
Come negli altri paesi dell’America Latina, in Ecuador ci sono numerosi bambini di strada, che vivono in
condizioni di povertà estrema. Essi provengono da famiglie non in grado di sostenere le spese per cibo,
alloggio, istruzione e cure mediche, di conseguenza questi bambini non vanno a scuola e 227.599 bambini
di età compresa tra i 5 e i 14 anni, pari all’8% del totale, sono costretti a lavorare. In un Paese che sta
lottando contro sottoccupazione e disoccupazione, spesso la sola occasione di guadagno è il lavoro
informale e la prostituzione, che li espone allo sfruttamento da parte di trafficanti e turisti sessuali.  Una fonte
di preoccupazione ulteriore è rappresentata dalla condizione della donna: la società ecuadoriana è ancora
pervasa da un forte sentimento machista, che ne ostacola il percorso di totale emancipazione e di piena
partecipazione alla vita sociale, economica e politica. I primi interventi statali in questo senso vennero attuati
nel 1994 con la creazione delle prime “Commissioni per le donne e la famiglia”, che hanno portato poi nel
1995 alla prima legge sulla violenza domestica. Il fenomeno della violenza sulle donne varca la soglia
domestica e viene presentato e condannato nella sua interezza solo tra il 2007 e il 2008, con il “Piano di
sradicamento della violenza di genere su bambine, adolescenti e donne” e con la nuova Costituzione.
Nonostante questi sforzi il fenomeno è ancora radicato: 6 donne su 10, indifferentemente dal loro livello di
istruzione, sono state, o sono, vittime di violenza. Un discorso a parte meritano i fenomeni migratori che
dagli anni ’80 interessano il Paese e in particolare la capitale: la migrazione interna permanente dalle zone
rurali ai centri urbani, conseguenza diretta di un sostenuto processo di urbanizzazione; la migrazione
internazionale, caratterizzata dai flussi sud-nord, dai paesi in via di sviluppo a quelli industrializzati (secondo
i dati 2,2 milioni di ecuadoriani vivono all’estero); l’immigrazione, soprattutto di cittadini peruviani e
colombiani in cerca di migliori condizioni di vita (il Paese riceve circa 1000 domandedi asilo ogni mese).
Quello dell’emigrazione, in particolare, è un fenomeno drammatico che include sempre più anche le donne e
che vede coinvolto circa il 25% dell’attuale popolazione ecuadoriana, con conseguenze gravi sul tessuto
sociale del paese. Molte associazioni e istituzioni si stanno occupando del problema, tramite eventi di
sensibilizzazione e un costante lavoro di networking, che ha permesso di creare reti anche extra nazionali
per orientare le politiche pubbliche in tema di migrazione e tratta di esseri umani. Il governo Correa sta
cercando di rispondere a quest’emergenza seguendo due direttrici: la prima tramite la diffusione di strumenti
di integrazione e di tutela legale per i rifugiati (come ad esempio una nuova legge sulle vittime di tratta); la
seconda, proponendo l’Ecuador come un paese mediatore tra i richiedenti asilo e paesi terzi disposti ad
accogliere la popolazione sfollata.
L’Ecuador è inoltre un Paese ad “emergenza sanitaria” continua, come afferma lo stesso Presidente Correa,
dove è possibile ricevere cure adeguate solamente previo pagamento. Questo a causa della carenza di
strutture pubbliche adeguate e del proliferare di cliniche private, che danno vita ad un vero e proprio
“mercato della salute”, in cui spesso vengono negate cure mediche fondamentali a chi non può
permettersele. Infine si registra un interessante processo di sensibilizzazione della società rispetto alle
tematiche ambientali: negli ultimi anni sono nate diverse organizzazioni territoriali che si battono per la difesa
della Pacha Mama, la madre terra, e contro i grandi gruppi nazionali e internazionali che invece vorrebbero
sfruttare le risorse naturali del Paese (petrolio e altre materie prime come oro e argento), sede di una
biodiversità che lo rende uno tra i 17 paesi cosiddetti megadiversi, con la più alta concentrazione di
biodiversità per km. Tra i più conosciuti patrimoni ambientali del Paese, il Parco Nazionale di Yasuni che si
estende su un'area di 9.820 km (noto per avere in 1 ettaro, ben 644 specie di alberi diversi) e le Isole
Galapagos con la riserva marina. La richiesta di maggiore difesa e protezione ambientale si è intensificata
anche a seguito della decisione del Governo Correa del 15 Agosto 2013, di abbandonare l’iniziativa Yasuni
ITT, per la quale l’Ecuador si impegnava a non sfruttare le risorse naturali (in particolare il petrolio) di questa
regione, a patto di ricevere dalla comunità nazionale il 50% delle entrate previste in caso di sfruttamento.
Una tutela ambientale che era in sintonia con la nuova costituzione del 2008, dove all’Art 71 e 72 si sancisce
che: “la natura o Pacha Mama, ha diritto al rispetto della sua esistenza e al mantenimento e rigeneramento
dei suoi cicli vitali [..] Tutte le persone, comunità, popoli e nazionalità possono esigere dallo Stato il rispetto
dei diritti della natura [..]”. La vicenda ha creato malumore all’interno delle comunità indigena della selva
amazzonica, che continua a subire i danni ambientali, economici e sanitari provocati dallo sfruttamento
petrolifero incontrollato dell’Amazzonia, in atto da oltre 40 anni per mano dalle multinazionali straniere, tra le
quali spicca la Texaco.
DESCRIZIONE DELLE ONG E DEI PARTNER TERRITORIALI CHE COLLABORANO CON LE ONG:
ENGIM - Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo, è un'associazione senza fine di lucro costituita il 6
dicembre 1977 che opera a livello nazionale ed internazionale, al servizio dei giovani e dei lavoratori per la
sviluppo della loro professionalità e per la loro promozione personale e sociale. Attraverso l’analisi dei
fabbisogni formativi del territorio in cui opera, progetta e realizza le iniziative formative adeguate e coerenti
con la volontà di dare al mondo del lavoro persone capaci di operare per il bene comune.
L’Engim è emanazione della Pia Società Torinese di San Giuseppe che opera nell’ambito della formazione
professionale fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1873 per iniziativa di San Leonardo Murialdo (18281900) e dei suoi collaboratori. La Congregazione dei Giuseppini del Murialdo ha come impegno privilegiato
la cura e la formazione dei giovani.
Principali attività di ENGIM:
• Istituisce centri e scuole di Formazione Professionale con corsi di qualificazione e riqualificazione a
vari livelli, per giovani lavoratori, artigiani e quadri intermedi dei settori produttivi: industriale,
agricolo, artigianale e dei servizi.
• Sostiene centri di studio sui problemi del lavoro, dell'orientamento, della formazione professionale e
sociale.
• Promuove il collegamento e il coordinamento interregionale di iniziative di volontariato a favore della
formazione e della cooperazione sia in ambito nazionale che in quello internazionale.
• Promuove la formazione dei formatori nei PVS in cui opera.
• Promuove e sostiene cooperative di lavoro nei PVS.
In Ecuador l’Engim è presente con un programma di sostegno e recupero per i giovani in situazioni di rischio
e di marginalità sociale, giovani vittime dei problemi economici, sociali e politici di un paese in via di sviluppo
caratterizzato da povertà diffusa che priva la maggior parte della popolazione dei beni fondamentali per lo
svolgimento di una vita dignitosa, mentre la ricchezza rimane concentrata in pochi gruppi di potere.
Il programma avviato dall’Engim nel 1995 a Quito, oggi prevede una presenza articolata su tutto il territorio
nazionale (Quito, Tena, Ambato, Santo Domingo de los Tsachilas) con progetti in ambito formativo ed
educativo. L’obiettivo delle attività, svolte in collaborazione con partner internazionali e locali, sia governativi
che non, è quello di dare, attraverso centri di accoglienza, un’alternativa ai ragazzi più disagiati che, non
essendo inseriti in nessun ambito educativo né pubblico né privato, si trovano a vivere e lavorare per strada
e sono quindi a forte rischio di esclusione sociale. Le attività vengono svolte perseguendo la mission
dell’organizzazione che si pone al servizio dei giovani per la loro promozione personale e sociale. Dal 1995
ad oggi Engim ha realizzato in varie città dell’Ecuador vari progetti di cooperazione allo sviluppo cofinanziati
da diversi soggetti, quali Conferenza episcopale Italiana, Ministero degli Affari Esteri, Fondazione
Cariverona, Regione Sicilia.
Nei progetti realizzati e in corso di realizzazione in Ecuador, l’Engim ha inoltre coinvolto giovani attraverso la
partecipazione a progetti di Volontariato Internazionale e di Servizio Civile. In particolare, 5 giovani italiani
sono stati coinvolti nei progetti dell’Engim in Ecuador nell’anno 2008-2009 attraverso la realizzazione del
progetto di Servizio Civile “Un mondo a colori 3”. Nell’anno 2012-2013 hanno raggiunto l’Ecuador 4 volontari
in Servizio Civile operando presso il centro di “Fundeporte” Quito. Nello stesso anno altri 4 volontari hanno
prestato servizio nel progetto presso il centro “Ubaldo Bonucelli” nella citta’ di Tena. Nel 2013 sono 7 i
volontari in servizio civile impegnati nelle stesse sedi (Quito e Tena). Inoltre dall’anno 2011 all’anno 2013
sono stati coinvolti in progetti di Servizio Volontario Europeo promossi da Engim in Ecuador un totale di 18
giovani volontari italiani.
Partner di Engim nella realizzazione nei diversi progetti a Quito sono:
• l’Istituto Pequeña Casa de la Divina Providencia-SJB Cottolengo,
• la Congregación Siervas de la Caridad
• il Centro Educativo Comunitario Yachay Wasi.
Nella sede ENGIM 117766 partner di Engim è l’Istituto Pequeña Casa de la Divina Providencia-SJB
Cottolengo, un ente che svolge attività sociali nel campo della cura, dell’educazione e dell’assistenza alla
persona in condizioni di povertà, malattia, abbandono, senza distinzione alcuna. Varie sono le attività sociali
che l’ente realizza in Ecuador nelle città di Esmeraldas, Quito e Manta: mense popolari, scuole di
educazione primaria, ludoteche, assistenza psicologica e fisica bambini e adolescenti e alle loro famiglie,
laboratori educativi, formativi e ricreativi, per promuovere lo sviluppo della persona a partire dall’infanzia.
Engim e Istituto Pequeña collaborano da anni per la realizzazione di attività sociali nelle zone periferiche del
nord di Quito, in particolare nel quartiere di Cochapamba. I due enti nel 2012 hanno formalizzato tale
collaborazione attraverso un apposito accordo pluriennale attraverso il quale le due parti si sono impegnate
a collaborare per la realizzazione di: attività di carattere educativo, culturale e sportivo, sensibilizzazione
verso le tematiche che riguardano le problematiche infantili della città, offrire mutuo sostegno nelle attività di
accoglienza e formazione di volontari e personale impegnato nelle attività sociali. Dal 2013 gli enti
collaborano anche per la realizzazione di progetti di servizio volontario europeo: l’Engim come ente di invio e
di coordinamento, l’Istituto Pequeña Casa de la Divina Providencia come ente ospitante di 4 volontari italiani.
Nella sede ENGIM 117768 partner locale di Engim è la  Congregación Siervas de la Caridad, nata a
Brescia a metà dell’800 con l’obiettivo di dare assistenza medica, spirituale, educativa e morale alla
comunità. La Congregazione si pone a servizio delle persone più vulnerabili: i più poveri, gli infermi,i minori e
le donne. La Congregazione ha iniziato la sua missione in Ecuador nel 1984 prestando il proprio servizio
soprattutto agli infermi, espandendo negli anni l’attività sociale anche a favore di bambini, giovani, adulti e
anziani che vivevano in situazioni di estrema povertà. Alla fine del 1989 la Congregazione ha fondato un
centro nella Ciudadela Yaguachi, settore sud-occidentale di Quito, dove presta servizio e aiuto a indigeni,
agricoltori e meticci. In particolare attraverso il CEIPAR, Centro de Educacion Integral Paola Di Rosa, e due
asili nidi situati nel settore della “Cima della Libertà”, la Congregazione si pone l’obiettivo di offrire ai bambini
e ai giovani vittime di abbandono familiare, sfruttamento, denutrizione, abuso, inattività, alcol, droga e bassa
scolarizzazione, un’opportunità di crescita integrale. I centri sono aperti gratuitamente a tutti i giovani e i
bambini di basso livello socio-economico e offrono loro sostegno scolastico, assistenza, attività di
socializzazione e di educazione, nutrizione e assistenza medica. Inoltre il Ceipar offre assistenza alle
famiglie dei giovani, attraverso incontri e laboratori formativi per le madri. Da febbraio 2012 il Centro Ceipar
accoglie anche volontari italiani in servizio civile.
Nella sede ENGIM 117779 partner di Engim è Centro Educativo Comunitario Yachay Wasi (“Casa del
Sapere”), scuola bilingue e biculturale (ecuadoriana e kicwa) situata nella zona periferica orientale della città
di Quito, più precisamente nel settore San Josè de Monjas de Puengasì. La scuola è nata dal 1999, ed è
riconosciuta legalmente dallo Stato, che contribuisce pagando lo stipendio di un insegnante e sostenendo
alcuni costi relativi al cibo e alla cancelleria. Conformemente alla sua mission, Yachay Wasi lavora nell’ottica
di contribuire a risolvere i problemi sociali del contesto in cui opera, concentrandosi sull’educazione integrale
e interculturale della comunità: bambini e adolescenti, migranti e figli di agricoltori indios migranti,
afrodiscendenti, ecc. Gli studenti sono circa 100 ogni anno di età compresa tra 5 e 12 anni. La strategia
educativa usata dalla scuola è la valorizzazione culturale dei saperi locali. Molte attività educative e
didattiche si sviluppano intorno agli orti didattici, che costituiscono uno degli ambienti privilegiati per
l’apprendimento e la formazione del minori.
NUMERO ORE DI SERVIZIO SETTIMANALI DEI VOLONTARI: 35
GIORNI DI SERVIZIO A SETTIMANA DEI VOLONTARI: 5
MESI DI PERMANENZA ALL’ESTERO:
I volontari in servizio civile permarranno all’estero mediamente dieci (10) mesi.
EVENTUALI PARTICOLARI OBBLIGHI DEI VOLONTARI DURANTE IL PERIODO DI SERVIZIO:
Ai volontari in servizio si richiede:
partecipare ad un modulo di formazione comunitaria e residenziale prima della partenza per l’estero;
elevato spirito di adattabilità;
flessibilità oraria;
eventuale svolgimento del servizio anche durante alcuni fine settimana;
attenersi alle disposizioni impartite dai responsabili dei propri organismi e dei partner locali di
riferimento, osservando attentamente le indicazioni soprattutto in materia di prevenzione dei rischi
sociali, ambientali, e di tutela della salute;
comunicare al proprio responsabile in loco qualsiasi tipo di spostamento al di la quelli già programmati
e previsti dal progetto;
partecipazione a situazioni di vita comunitaria;
rispettare i termini degli accordi con le controparti locali;
disponibili a trasferimenti in città e distretti diversi da quelli di residenza nell’ambito dello stesso Paese
di assegnazione per le attività del progetto ;
partecipare a incontri/eventi di sensibilizzazione e di testimonianza ai temi della solidarietà
internazionale al termine della permanenza all’estero;
scrivere almeno tre (3) articoli sull’esperienza di servizio e/o sull’analisi delle problematiche settoriali
locali, da pubblicare sul sito “Antenne di Pace”, portale della Rete Caschi Bianchi.
PARTICOLARI CONDIZIONI DI RISCHIO PER I VOLONTARI CONNESSE ALLA REALIZZAZIONE DEL
PROGETTO:
QUITO (ENGIM 117766, 117768, 117779)
Rischi politici e di ordine pubblico:
Criminalità comune ed organizzata. Frequenti sono i furti che si verificano nelle strade della città e,
ultimamente, anche i sequestri lampo a scopo di rapina, per i quali vengono utilizzati taxi gialli, del
tutto simili a quelli muniti di licenza, prevalentemente in prossimità dei grandi alberghi o nelle zone
turistiche (quartieri centrali di Quito noti come “Mariscal” e “Guapulo”).
Il territorio è inoltre caratterizzato da forti contrapposizioni politiche, sociali e etniche, che ad oggi
hanno assunto forma di manifestazioni pacifiche.
Rischi sanitari:
Sul territorio nazionale sono presenti patologie endemiche quali colera, epatite, amebiasi, malaria,
tifo, difterite, leptospirosi, rabbia. Raramente si registrano però casi simili nella città di Quito.
Altri rischi:
L’Ecuador è un Paese ad alto rischio sismico, quindi anche Quito è potenzialmente a rischio sismico
Quito inoltre si estende ai piedi del vulcano attivo Pichincha, ad una distanza di 11 km dalla falda. Le
attività eruttive e sismiche del vulcano sono sotto costante monitoraggio. L’ultima attività eruttiva
significativa è stata nel 1999.
ACCORGIMENTI ADOTTATI PER GARANTIRE I LIVELLI MINIMI DI SICUREZZA E DI TUTELA DEI
VOLONTARI A FRONTE:
QUITO (ENGIM 117766, 117768, 117779)
Per garantire livelli minimi di tutela e sicurezza dei volontari in relazione a rischi di ordine pubblico 
RISCHIO ACCORGIMENTO
MANIFESTAZIONI
PROTESTA
ai volontari sarà richiesto un atteggiamento di equidistanza tra le varie
posizione politiche
sarà sconsigliata la partecipazione diretta autonoma a qualsiasi tipo di
manifestazione politica o di protesta
si sconsiglia vivamente l’esposizione in luogo pubblico di personali opinioni
politiche
CRIMINALITÀ
E SEQUESTRI A SCOPO
DI RAPINA
ogni spostamento locale del volontario/a sarà pianificato con gli operatori
responsabili;
ai volontari saranno sconsigliati spostamenti in orari notturni, in zone
isolate o turistiche (es. “Mariscal” e “Guapulo”) della città.
i volontari saranno invitati a non circolare da soli e a non portare con sé
oggetti di valore (Ipad, macchine fotografiche,...) o grossi quantitativi di
denaro;
i volontari saranno invitati a dotarsi di fotocopie dei propri documenti
personali ed a custodire in luogo sicuro gli originali.
Si consiglia di non fermare taxi lungo le strade, ma di prenotarli
telefonicamente, per evitare taxi non ufficiali e si invita a verificare che
siano presenti nell’autovettura il registro municipale e l’identificazione
dell’autista. Alcuni taxi sono stati dotati di telecamere e bottoni antipanico
e della scritta “TRANSPORTE SEGURO”.
In caso di denuncia per furto o assalto, il locale Ministero del Turismo ha
creato un ufficio apposito denominato “Fiscalia Especial de Turismo”
(Ave. Eloy Alfaro 12-14 y Carlos Tobar, Mezanine-Quito), al quale si
possono presentare le denunce e che si farà carico di seguire i vari casi.
Per garantire livelli minimi di tutela e sicurezza dei volontari in relazione a rischi sanitari:
RISCHIO ACCORGIMENTO
colera, epatite, amebiasi,
malaria, tifo, difterite,
leptospirosi, rabbia
Nonostante non siano previste vaccinazioni obbligatorie, dietro parere
medico si consiglia vaccinazioni quali: tifo, antitetanica, febbre gialla,
epatite A.
All’arrivo in Ecuador verranno fornite informazioni necessarie sulle norme
igienico/sanitarie da seguire, in particolare si consiglia di evitare di
consumare pasti in luoghi dove l’igiene non è assicurata (chioschi lungo
le strade, venditori ambulanti ecc.);
si invitano i volontari a non mangiare verdure crude, succhi di frutta fresca
e a consumare solo bibite o acqua in bottiglia e senza l’aggiunta di
ghiaccio.
Utilizzare repellenti per gli insetti e evitare di sostare presso zone
paludose.
Evitare il contatto con animali randagi
Il centro ospedaliero più vicino è:
Quito (ENGIM 117766)
Dal punto di vista sanitario, l’ospedale di riferimento è l’Ospedale delle Cliniche Pichincha, uno dei migliori
della città, dotato di tutti i reparti medici specializzati. A 1 chilometro dalla sede del servizio (Cochapamba) si
trova un’altrettanto buona struttura ospedaliera, l’Hospital de los Valles. Entrambe le strutture sono
raggiungibili in pochi minuti con taxi economici, sicuri e frequenti.
Quito (ENGIM 117768)
Dal punto di vista sanitario, un primo riferimento può essere offerto dallo stesso Ceipar, dotato di una piccolo
consultorio medico con medicamenti di primo e basilare soccorso. A 1,5 Km si trova una struttura clinicochirurgica, la Clinica de Especialidades Sur raggiungibile in pochi minuti con taxi economici, sicuri e
frequenti o con un’automobile di cui è dotato il centro. In caso di necessità ci si può rivolgere a uno dei
migliori ospedali della città: Ospedale delle Cliniche Pichincha, dotato di tutti i reparti medici specializzati e
raggiungibile in pochi minuti in auto.
Quito (ENGIM 117779)
Dal punto di vista sanitario, a 1 km dal Centro educativo Yachay Wasi si trova il Centro de salud Dispensario
Luluncoto in cui il paziente può ricevere un primo soccorso, mentre la Clinica de Especialidades Sur, clinica
clinico-chirurgica, si trova a 2,5 km dalla scuola ed è facilmente raggiungibile con taxi economici e frequenti.
In caso di necessità è facilmente raggiungibile con mezzi pubblici anche l’Ospedale delle Cliniche Pichincha,
dotato di tutti i reparti medici specializzati.
Per garantire livelli minimi di tutela e sicurezza dei volontari in relazione ad altri rischi:
RISCHIO ACCORGIMENTO
TERREMOTO/
ERUZIONE
VULCANICA
Ai volontari viene fornito un piano di azione in caso emergenza terremoto
con una lista di contatti da utilizzare, luoghi di riferimento e cose da fare
in caso si verifichino scosse di terremoto o eruzioni.
Contattare l’Unità di Crisi italiana per attivare in maniera coordinata un
eventuale piano di evacuazione dei volontari dalla zona colpita;
L’Ente identifica eventuali sedi alternative in cui spostare i volontari in
caso quella accreditata non sia ritenuta sicura, in accordo con l’Ufficio
Nazionale per il servizio Civile;
L’ente, di concerto con l’UNSC ed il personale di riferimento locale,
individua un eventuale modifica del piano di impiego in relazione, sia in
ordine ai motivi di sicurezza che ai bisogni del contesto ed alla possibilità
di risposta agli stessi da parte delle sedi e dei volontari
PARTICOLARI CONDIZIONI DI DISAGIO PER I VOLONTARI CONNESSE ALLA REALIZZAZIONE DEL
PROGETTO:
Nello svolgimento del proprio servizio, i volontari impiegati all’estero nel presente progetto sono soggetti alle
seguenti condizioni di disagio:
il disagio di ritrovarsi immersi in una realtà diversa da quella conosciuta e non avere le giuste
coordinate per comprenderla, per capire come relazionarsi e comportarsi sia nei confronti delle
controparti locali che delle istituzioni locali;
il disagio di dover utilizzare quotidianamente particolari accorgimenti sanitari resi necessari dal
vivere in territori in cui sono presenti patologie endemiche (malaria, aids e/o tubercolosi, ..)
il disagio di ritrovarsi in territori in cui le condizioni climatiche possono, in certe situazioni, ostacolare
o/e ritardare le attività previste dal progetto
il disagio di vivere in territori dove le comunicazioni telefoniche ed il collegamento internet non è
sempre continuo ed assicurato.
Si riportano di seguito, per ogni singola sede di attuazione di progetto, eventuali dettagli aggiuntivi a quelli
sopra esposti, con particolare riferimento alle condizioni di disagio:
QUITO (ENGIM 117766, 117768, 117779)
il disagio relativo alla necessità di adattarsi ad uno stile di vita dignitoso ma più modesto, rispetto ai
canoni occidentali.
il disagio di condividere spazi abitativi e di convivenza con altri volontari.
DESCRIZIONE SEDE – QUITO ENGIM 117766
DESCRIZIONE DEL CONTESTO TERRITORIALE:
QUITO
Quito, capitale dell’Ecuador situata a 2.850 metri di altitudine, si trova sulla linea dell’equatore, adagiata su
un’alta valle della cordigliera andina centrale, nella provincia di Pichincha. Fondata dagli spagnoli nel 1534
nei pressi di un preesistente insediamento incaico, è una città dalla splendida architettura coloniale, tanto da
costituire la prima capitale al mondo ad essere stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio culturale
dell’umanità. La popolazione è di 2.239.191 abitanti (fonte censimento 2010), con un tasso di crescita del
0.84 % annuo. Con una povertà scesa negli ultimi anni al 13%, Quito presenta tuttavia una crescente
diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, evidenziata peraltro dalla geografia stessa della città:
nella parte settentrionale, piena di centri commerciali ed alti edifici, risiedono le fasce più ricche della
popolazione locale (imprenditori, petrolieri, banchieri, dirigenti pubblici, ecc,) mentre il sud popolare ospita le
classi più indigenti, in particolare indigeni e contadini provenienti dalle zone rurali, costretti spesso a vivere in
quartieri o baraccopoli privi di qualsiasi tipo di servizi di base. Il fenomeno della migrazione interna, dalle
periferie e dalle zone rurali verso la capitale, rappresenta infatti il principale problema dell’urbanizzazione
che negli ultimi dieci anni ha caratterizzato Quito, comportando tassi di povertà estrema che raggiunge l’80%
nei quartieri marginali a sud della capitale.
Le difficili condizioni economiche degli abitanti di Quito e la mancanza fino a pochi anni fa di politiche
pubbliche adeguate, incidono sull’accesso ad un’alimentazione adeguata, con un apporto calorico quotidiano
pari a circa il 70% di quello raccomandato (dato che si riduce per quella parte di popolazione che risiede nei
quartieri periferici e più poveri della città); sull’istruzione, con un tasso di alfabetizzazione dell’96,4%; e sulla
salute, con una mortalità infantile del 21,3 per mille e un’aspettativa di vita media di 71,5 anni. Rispetto
all’occupazione, il tasso di lavoratori informali è del 43,54%, mentre il tasso di disoccupazione è del 11,24%.
L’emersione del lavoro nero locale è una delle principali sfide che si è posto l’attuale governo, come
dimostra il recente provvedimento legislativo che impone ai datori di lavoro il pagamento dei contributi
pensionistici in favore dei propri dipendenti. Tuttavia ad oggi, la mancanza di un lavoro stabile e la povertà
diffusa creano gravi conseguenze sociali, come testimonia l’aumento costante di reati minori, quali il furto o
la rapina.
Il settore dei servizi è quello che dà maggiore occupazione, con circa 500.000 persone impiegate, mentre il
settore meno sviluppato è il settore agricolo, nel quale sono impiegate appena 80.000 persone. Il 42% della
popolazione tra bambini e adulti sono sottoccupati, e invadono le strade come venditori ambulanti di merce
svariata, al fine di poter ottenere una seppur minima entrata economica.
In particolare, nella sede ENGIM 117766 si interviene nel barrio di Cochapamba, una delle periferie più
povere del nord-ovest della capitale. Nonostante le statistiche ufficiali dimostrano che il Sud della città è la
zona in cui si ha una maggiore densità di popolazione che vive in condizioni di povertà estrema, anche nel
nord della capitale sono presenti evidenti sacche di povertà soprattutto nelle zone periferiche, in stridente
contrasto con i quartieri più ricchi e agiati. Il quartieri di Cochapamba, costituisce una delle 11 parroquias
suburbana o rurale dell’Amministrazione Eugenio Espejo, nella zona nordoccidentale della città, e conta una
popolazione di circa 58.000 abitanti (INEC 2001) in difficili condizioni sociale.
Nel territorio di Quito ENGIM interviene nei settori Diritti Umani e Sviluppo Sociale e Tutela Infanzia e
Adolescenza.
DESCRIZIONE DEL CONTESTO SETTORIALE: QUITO (ENGIM 117766)
DIRITTIO UMANI E SVILUPPO SOCIALE
La popolazione che vive nel territorio è afflitta da varie problematiche sociali e detiene il primato di essere
uno dei quartieri più poveri e problematici della città di Quito: povertà, non solo economica, dispersione
scolastica e analfabetismo diffuso, poca cura degli anziani che sono il 4,5% della popolazione, bassa
assistenza sanitaria, degrado ambientale e bassa qualità delle infrastrutture civili pubbliche (problema di
raccolta dei rifiuti, mancanza di illuminazione stradale, sistema fognario scadente). In alcuni punti strategici
del quartiere Cochapamba, alcuni lotti liberi sono diventati bidoni della spazzatura a cielo aperto,
determinando in modo evidente le condizioni di insalubrità in cui vivono gli abitanti.
Il tasso di popolazione che vive in condizioni di povertà estrema raggiunge il 16% (SIISE, 2001-2006), ben al
di sopra della media dell’intera città. La percentuale raggiunge il 30% se si analizza la povertà calcolata in
base agli indici di insoddisfazione delle necessità di base (SIISE, 2001-2006). Più del 20% delle abitazioni
sono prive di acqua corrente, e, analizzando di servizi basici complementari, solo il 50% delle abitazioni è
dotato di linea telefonica e il 30% di connessione internet e televisione (Inec, 2001, proiezioni per il 2010).
L’economia della popolazione residente si basa soprattutto su piccole attività economiche a conduzione
familiare (vendita di beni e alimenti di prima necessità) e su altri lavori poco remunerativi. Un parte del basso
reddito familiare proviene inoltre dai lavori domestici che le donne fanno nelle case delle vicine famiglie
ricche della città.
Non sono rari in questo quartiere furti e attività di microcriminalità, e la mancanza di illuminazione nelle
strade secondarie fa sì che i delinquenti operino in maniera indisturbata nel territorio.
In questo barrio inoltre sono molte le mamme e i papà giovanissimi che si trovano con figli, mentre non sono
ancora capaci di assumere la responsabilità di una famiglia e di un lavoro necessario per la sussistenza. Le
ragazze in genere, dopo un po’ di convivenza, quando ormai ci sono i figli da mantenere, vengono
abbandonate dall’uomo e di conseguenza molte sono le ragazze madri senza lavoro e con più figli. Nel
quartiere i minori costituiscono il 55% della popolazione, così suddivisi: il 10% sono minori da 0 a 5 anni e
45% hanno tra i 6 a 18 anni. Come nel resto della città di Quito, il 45% dei minori compresi fra gli 0 e i 5 anni
soffrono di malnutrizione; il 49% dei minori fra gli 0 e i 17 anni vive in condizioni di povertà e il 7,2% dei
minori fra gli 8 e i 17 anni lavora, avendo totalmente abbandonato gli studi, in condizioni di sfruttamento. Le
percentuali aumentano se si considerano i quartieri più poveri della città, come appunto il barrio di
Cochapamba, dove la povertà è maggiore.
Inoltre il 10% della popolazione del territorio è rappresentato da abitanti di diverse etnia, principalmente afroecuadoriani che vivono discriminati sul piano sociale e economico.
La concentrazione di settori della popolazione vulnerabili e a rischio di emarginazione sociale, fa sì che il
quartiere di Cochapamba presenti un alto rischio di conflitto sociale causato anche dalle condizioni di
ingiustizia percepita anche dalla popolazione rispetto ai ricchi concittadini che vivono a pochi metri di
distanza del quartiere, nelle zone più ricche della città.
In questo contesto opera il partner Istituto Pequeña gestisce il Centro Caritas della Parrocchia “Jesùs del
Gran Poder y Nuestra Señora de el Quinche” occupandosi di assistenza sociale e medica ed educazione a
tutti coloro che sono in condizioni di povertà e abbandono.
Nel settore Diritti Umani e Sviluppo Sociale si interviene con i seguenti destinatari diretti e beneficiari.
I destinatari diretti sono:
100 bambini e adolescenti tra i 5 e i 18 anni che vivono condizioni di disagio (abbandono scolastico,
difficoltà di apprendimento, sfruttamento, malnutrizione, povertà estrema, violazione dei diritti);
150 famiglie povere del quartiere oggetto di assistenza socio-sanitaria e 30 anziani.
I beneficiari sono:
le famiglie dei minori direttamente coinvolti nel progetto (circa 80 famiglie) e potenzialmente l’intera
comunità del quartiere, pari a circa 58.000 abitanti.
OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO DI IMPIEGO:
Quito (ENGIM 117766)
Migliorare il livello d’istruzione di base e di formazione integrale di almeno 100 bambini e adolescenti
del barrio Cochapamba, che vivono situazioni di disagio economico e sociale;
Offrire assistenza sociale e sanitaria a almeno 150 famiglie e 30 anziani che vivono disagiate
condizione di emarginazione sociale;
Migliorare il livello nutrizionale, assistenziale e sanitario di almeno 100 bambini e adolescenti
DESCRIZIONE DEL PROGETTO:
Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi
Quito (ENGIM 117766)
Azione 1. Sostegno all’istruzione di base e all’educazione integrale di 100 minori
1. Organizzazione e realizzazione di corsi pomeridiani (2,5 ore per ogni pomeriggio) di sostegno
scolastico per 100 minori a rischio di abbandono scolastico e con difficoltà di apprendimento,
suddivisi in 3 gruppi secondo il livello d’istruzione.
2. Pianificazione e realizzazione di attività di educazione non formale attraverso laboratori ludicoricreativi pomeridiani (2 ore) rivolti a 100 minori in informatica, canto, musica, manualità e
educazione ambientale, utilizzando il piccolo orto della struttura.
3. Organizzazione di 1 visita/escursione ricreativa mensile per 100 minori (sport nei parchi cittadini,
visite musei, ecc…)
4. Realizzazione di 1 visita domiciliare bimestrale per minore per valutare il contesto famigliare in cui il
minore è inserito e mediare nel rapporto tra genitori, figli e componenti della famiglia
5. Incontri bimestrali di monitoraggio e valutazione delle attività educative rivolte ai bambini
Azione 2. Servizio di assistenza alimentare e sanitaria per almeno 100 minori 
1. Implementazione del servizio mensa (preparazione pasti e distribuzione) quotidiano gratuito da
lunedì al venerdì per almeno 100 minori con problemi di malnutrizione.
2. Organizzazione e realizzazione di corsi/laboratori di educazione alimentare e igienico-sanitaria
bimestrale per i bambini e famiglie.
3. Implementazione del servizio quotidiano di infermeria e assistenza sanitaria per i minori
4. Organizzazione di 2 controlli medici mensili effettuati da un medico presso il Centro Caritas, con
accompagnamento dei minori.
5. Incontri bimestrali di monitoraggio e valutazione delle attività socio-assistenziali rivolte ai bambini
che coinvolgono tutto il personale impiegato.
Azione 3. Assistenza sociale a famiglie e anziani
1. Organizzazione e realizzazione del servizio di mensa gratuita per almeno 30 anziani poveri, ai quali
verrà offerta ogni giorno la colazione e il pranzo
2. Organizzazione di attività di animazione nelle ore mattutine per 30 anziani (laboratori di manualità,
orto, sport e istruzione di base per gli anziani analfabeti).
3. Realizzazione di 5 incontri con le famiglie presso il Centro Caritas e di 10 visite domiciliari mensili
per valutare le condizioni economiche, sociali e sanitarie vissute dalle famiglie più povere del
quartiere e mappare i più bisognosi
4. Servizio di assistenza immediata continua a 150 famiglie più povere individuate, con donazione di
beni primari (alimenti, vestiti e medicine)
5. Incontri bimestrali di monitoraggio e valutazione delle attività socio-assistenziali rivolte alle famiglie
povere che coinvolgono tutto il personale impiegato
Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la
specifica delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività.
1 direttore del Qendra Sociale Murialdo – Azioni 1, 2, 3, 4
1 direttore didattico – Azioni 1, 2, 3
1 mediatore culturale rom – Azioni 1, 2, 3
1 segretario-amministrativo del Qendra Sociale Murialdo – Azioni 1, 2, 3, 4
4 insegnanti per attività di sostegno e recupero scolastico – Azione 1
1 insegnante per i corsi di alfabetizzazione – Azione 1
1 assistenti sociali – Azioni 1, 2
1 psicologo – Azioni 1, 2
5 educatori-animatori per le attività ludico-ricreative – Azioni 2, 3
2 istruttori sportivi – Azioni 2, 3
1 responsabile dello sportello “Informagiovani” – Azione 4
2 operatori dello sportello “Informagiovani” – Azione 4 
Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto:
Quito (ENGIM 117766)
I volontari/e in servizio civile n°1-2-3 saranno di supporto nelle seguenti attività:
Assistenza alle lezioni scolastiche e di sostegno scolastico
Collaborazione nelle attività di sensibilizzazione e formazione delle famiglie in occasione delle visite
familiari e degli incontri con i genitori
Collaborazione nella realizzazione di attività ludico ricreative nel Centro Giovanile;
Affiancamento agli allenatori sportivi, sostegno all’organizzazione e realizzazione dei corsi e dei
tornei sportivi
Collaborazione realizzazione di incontri con le istituzioni locali e le imprese del territorio
Collaborazione nella realizzazione di manifestazioni ed eventi sportivi e culturali
Partecipazione e supporto agli incontri del programma di orientamento professionale
Partecipazione agli incontri di pianificazione, monitoraggio e valutazione
Supporto organizzativo dei progetti di sostegno a distanza
Partecipazione agli incontri formativi del personale locale
REQUISITI:
Si ritiene di dover suddividere tra generici, che tutti i candidati devono possedere, e specifici, inerenti aspetti
tecnici connessi alle singole sedi e alle singole attività che i Volontari andranno ad implementare,
preferibilmente i seguenti requisiti:
Generici:
Esperienza nel mondo del volontariato;
Conoscenza della Federazione o di uno degli Organismi ad essa associati e delle attività da questi
promossi;
Competenze informatiche di base e di Internet;
Specifici:
Quito (ENGIM 117766)
Volontario/a n°1-2-3
Preferibile formazione in assistenza sociale e/o educazione
Preferibile discreta conoscenza della lingua spagnola
DESCRIZIONE SEDE – QUITO ENGIM 117768
DESCRIZIONE DEL CONTESTO TERRITORIALE:
QUITO
Quito, capitale dell’Ecuador situata a 2.850 metri di altitudine, si trova sulla linea dell’equatore, adagiata su
un’alta valle della cordigliera andina centrale, nella provincia di Pichincha. Fondata dagli spagnoli nel 1534
nei pressi di un preesistente insediamento incaico, è una città dalla splendida architettura coloniale, tanto da
costituire la prima capitale al mondo ad essere stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio culturale
dell’umanità. La popolazione è di 2.239.191 abitanti (fonte censimento 2010), con un tasso di crescita del
0.84 % annuo. Con una povertà scesa negli ultimi anni al 13%, Quito presenta tuttavia una crescente
diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, evidenziata peraltro dalla geografia stessa della città:
nella parte settentrionale, piena di centri commerciali ed alti edifici, risiedono le fasce più ricche della
popolazione locale (imprenditori, petrolieri, banchieri, dirigenti pubblici, ecc,) mentre il sud popolare ospita le
classi più indigenti, in particolare indigeni e contadini provenienti dalle zone rurali, costretti spesso a vivere in
quartieri o baraccopoli privi di qualsiasi tipo di servizi di base. Il fenomeno della migrazione interna, dalle
periferie e dalle zone rurali verso la capitale, rappresenta infatti il principale problema dell’urbanizzazione
che negli ultimi dieci anni ha caratterizzato Quito, comportando tassi di povertà estrema che raggiunge l’80%
nei quartieri marginali a sud della capitale.
Le difficili condizioni economiche degli abitanti di Quito e la mancanza fino a pochi anni fa di politiche
pubbliche adeguate, incidono sull’accesso ad un’alimentazione adeguata, con un apporto calorico quotidiano
pari a circa il 70% di quello raccomandato (dato che si riduce per quella parte di popolazione che risiede nei
quartieri periferici e più poveri della città); sull’istruzione, con un tasso di alfabetizzazione dell’96,4%; e sulla
salute, con una mortalità infantile del 21,3 per mille e un’aspettativa di vita media di 71,5 anni. Rispetto
all’occupazione, il tasso di lavoratori informali è del 43,54%, mentre il tasso di disoccupazione è del 11,24%.
L’emersione del lavoro nero locale è una delle principali sfide che si è posto l’attuale governo, come
dimostra il recente provvedimento legislativo che impone ai datori di lavoro il pagamento dei contributi
pensionistici in favore dei propri dipendenti. Tuttavia ad oggi, la mancanza di un lavoro stabile e la povertà
diffusa creano gravi conseguenze sociali, come testimonia l’aumento costante di reati minori, quali il furto o
la rapina. Il settore dei servizi è quello che dà maggiore occupazione, con circa 500.000 persone impiegate,
mentre il settore meno sviluppato è il settore agricolo, nel quale sono impiegate appena 80.000 persone. Il
42% della popolazione tra bambini e adulti sono sottoccupati, e invadono le strade come venditori ambulanti
di merce svariata, al fine di poter ottenere una seppur minima entrata economica.
Nella sede ENGIM 117768, si interviene a Chilibulo, una delle periferie più povere del sud della capitale, che
conta una popolazione complessiva di circa 49 mila persone.
I dati relativi al territorio dimostrano le forti problematiche sociali in esso presenti, la disuguaglianza
all’interno della città, con casi si povertà estrema che causano conflitto sociale. Le statistiche (INEC 2011)
dimostrano infatti che il Sud di Quito è la zona in cui si ha una maggiore densità di popolazione che vive in
condizioni di povertà estrema.
In particolare le attività interessano il quartiere Yaguachi, situato nella parroquia urbana di Chilibulo, una
delle 9 parroquias che formano l’Amministrazione Eloy Alfaro del Sud di Quito. Le statistiche del SIISE
(Sistema di Indicatori Sociali dell’Ecuador, 2001-2006) dimostrano che il 5,2% della popolazione quiteña che
vive in estrema povertà risiede nell’amministrazione Eloy Alfaro e di questa il 7% nella parroquia Chilibulo.
Se si considera il dato relativo alla povertà calcolata tenendo conto dei bisogni primari insoddisfatti, la
percentuale aumenta arrivando al 25% di poveri nell’Amministrazione Eloy Alfaro, di cui il 30% vive nella
sola parroquia di Chibulo.
Nel territorio di Quito ENGIM interviene nei settori Diritti Umani e Sviluppo Sociale e Tutela Infanzia e
Adolescenza.
DESCRIZIONE DEL CONTESTO SETTORIALE: QUITO (ENGIM 117768)
TUTELA INFANZIA E ADOLESCENZA
Nel distretto metropolitano di Quito, la popolazione è di circa 1.500.000 persone di cui il 36,8% costituito da
minori di 18 anni cosi suddivisi: il 12,5% minori dagli 0 ai 5 anni, il 12,4% dai 6 agli 11 anni, il 12,24% dai 12
ai 17 anni. Di questi, il 45% dei minori compresi fra gli 0 e i 5 anni soffre di malnutrizione; il 49% dei minori
fra gli 0 e i 17 anni vive in condizioni di povertà e il 7,2% dei minori fra gli 8 e i 17 anni lavora, avendo
totalmente abbandonato gli studi. Mentre nel nord della città si concentrano le attività finanziarie, gli uffici e i
quartieri residenziali più moderni, il centro storico e il sud (come il quartiere di Chilibulo) sono le zone
popolari, abitate dalla classe operaia della città e dalla popolazione più indigente, spesso indigeni
provenienti dalle zone rurali. I minori sono di logica i soggetti che maggiormente subiscono questa situazione
di indigenza. Difficile è, tuttavia, trovare dati statistici, soprattutto a causa delle difficoltà di rilevazione
statistica in questi particolari settori e del silenzio delle istituzioni locali.
I pochi dati disponibili evidenziano che i minori rappresentano il 35,5% della popolazione del settore di
Chilibulo. Di questi minori, per quanto la scuola sia obbligatoria per tutti i bambini tra i 6 e i 14 anni, in molti
lavorano in strada con bassi compensi per contribuire all’economia familiare, proprio a causa delle gravi
situazioni familiari, economiche e sociali che rendono assai difficile l’accesso all’istruzione.
E’ riscontrabile e di dimensioni preoccupanti anche il fenomeno del maltrattamento infantile e giovanile: il
45% dei giovani si considerano maltrattati; il 34% dei giovani tra i 14 e i 16 anni dichiarano che i loro genitori
li picchiano almeno una volta alla settimana. In relazione alla popolazione infantile di strada in senso stretto
(abbandonata) non si possiedono dati precisi. I bambini e gli adolescenti che “vivono nelle strade” non
rientrano infatti nelle inchieste e nelle statistiche dei censi degli enti nazionali o locali, benché sia un
fenomeno visibile e significativo. Nel sud della città di Quito la Congregazione “Siervas de la Caridad” opera
attivamente a favore dei minori attraverso la gestione del Centro de Educacion Integral Paola Di Rosa
(CEIPAR) e di due asili nidi, per offrire ai bambini e ai giovani vittime di abbandono familiare, sfruttamento,
denutrizione, abuso e bassa scolarizzazione di Quito sud, servizi gratuiti di sostegno scolastico, mensa,
assistenza medica e attività sportiva e ricreativa.
Nel settore Tutela dell’infanzia e adolescenza si interviene con i seguenti destinatari diretti e beneficiari.
I destinatari diretti sono
70 bambini tra 3 mesi e 4 anni che frequentano l’asilo nido;
200 minori di età compresa tra 5 e 18 anni del quartiere Chilibulo che frequentano quotidianamente il
CEIPAR;
300 minori sono coinvolti nelle attività ludico-ricreative che si realizzano durante il periodo estivo.
Beneficiaria è
la popolazione del settore Chilibulo, per un totale stimato di 50.000 abitanti.
OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO DI IMPIEGO:
Quito (ENGIM 117768)
Favore l’istruzione di base di 270 minori, sostenendone i processi di apprendimento.
Prevenire disagi sociali dell’infanzia e dell’adolescenza e contribuire alla crescita integrale di 300
bambini e adolescenti provenienti da situazioni a rischio
Promuovere processi di educazione familiare e buone pratiche all’interno di 300 famiglie
DESCRIZIONE DEL PROGETTO:
Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi
Quito (ENGIM 117768)
Azione 1. Formazione di base per 270 bambini del CEIPAR
Organizzazione e implementazione del sostegno scolastico (doposcuola) attraverso lezioni
quotidiane, mattutine e pomeridiane, rivolte a 200 bambini e giovani, divisi secondo grado di
istruzione e età in 4 gruppi. Le lezioni (di lingua e cultura generale) si svolgeranno nel mattino per i
bambini che frequentano gli istituti scolastici pubblici nel pomeriggio (70) e nel pomeriggio per i
restanti (130).
Organizzazione di visite bimestrali presso le scuole frequentate dai 200 minori e incontro coi
professori per monitorare le problematiche persistenti e i progressi raggiunti.
Implementazione del servizio di asilo nido e cura del neonato per 70 bambini dai 3 mesi a 5 anni
Realizzazione di 1 incontro settimanale di coordinamento per la gestione del Centro (segreteria,
contabilità, logistica)e delle attività
Incontri mensili di monitoraggio e valutazione delle attività
Azione 2. Promozione della crescita integrale di 300 bambini e adolescenti provenienti da situazioni a rischio
Implementazione del servizio mensa (organizzazione e preparazione) per garantire ai 200 minori un
pasto caldo quotidiano da lunedì a venerdì.
Implementazione del consultorio di medicina generale presso il Ceipar per i minori, con visite e
consulte mediche generali gratuite da parte di un medico.
Pianificazione e realizzazione di attività di assistenza sociale: 1 colloqui individuale mensile per
bambino e 1 colloquio di gruppo tra minori e assistente sociale.
Organizzazione e realizzazione di 8 laboratori ludico-ricreativi pomeridiani e estivi per 300 minori
(gioco, laboratorio di arte, di informatica, di manualità, sport, danza, corso di fotografia, teatro).
Incontri periodici di monitoraggio e valutazione delle attività
Azione 3. Assistenza sociale alle famiglie, con particolare attenzione alle madri
Organizzazione e realizzazione di incontri bimestrali con 300 madri e famiglie dei bambini che
frequentano il Centro per discutere di eventuali problemi del minori (di apprendimento o
socializzazione)
Organizzazione di 1 incontro bimestrale di sensibilizzazione per le famiglie su educazione
alimentare, igienico-sanitario, sessuale.
Pianificazione e realizzazione di 20 visite domiciliari familiari mensili per valutare le condizioni in cui
in minore è inserito e mediare nei rapporti tra genitori, figli e altri componenti della famiglia, con
segnalazione delle famiglie in condizioni di estrema povertà/malnutrizione.
Distribuzione di “pacchetti alimentari”alle famiglie dei minori che vivono condizioni di povertà
estrema
Incontri mensili di monitoraggio e valutazione delle attività  
Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la specifica
delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività.
1 Direttore responsabile del CEIPAR – Azioni 1, 2 e 3
1 Segretaria del Centro – Azione 1
1 assistente sociale – Azioni 2 e 3
8 educatori per i corsi di sostegno scolastico e i laboratori ludico-ricreativi del Ceipar – Azioni 1 e
2
3 educatori professionali per le attività educative e sociali negli asili nidi – Azione 1
1 cuoca – Azione 2
2 aiuto-cuoca – Azione 2
1 medico part-time – Azione 2
2 formatori per corsi di empowerment femminile – Azione 3
3 consulenti esterni (psicologo, medico, assistente socio-sanitario) per incontri di
sensibilizzazione con le famiglie – Azione 3
Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto:
Quito (ENGIM 117768)
I volontari/e in servizio civile n°1-2-3 saranno di supporto nelle seguenti attività:
Supporto nel sostengo scolastico, sia nei corsi generali che nei corsi più tecnici (inglese e
informatica).
Affiancamento negli incontri con i professori presso le scuole dei minori
Supporto nella cura del bambino nell’asilo nido
Affiancamento agli incontri di coordinamento per la gestione del Centro CEIPAR e delle attività 
Collaborazione quotidiana nell’organizzazione e preparazione della mensa
Collaborazione nelle attività del consultorio per l’assistenza medica, gestione degli appuntamenti e
assistenza alle visite.
Supporto all’assistente sociale nei colloqui personali e di gruppo all’interno del Centro
Sostegno all’organizzazione e realizzazione di laboratori ludico-ricreativi
Collaborazione nelle attività di sensibilizzazione e formazione alle famiglie su educazione
alimentare, igienico-sanitario, sessuale
Affiancamento nelle visite domiciliari alle famiglie
Supporto nella distribuzione dei pacchetti alimentari
Supporto negli incontri di monitoraggio e valutazione
REQUISITI:
Si ritiene di dover suddividere tra generici, che tutti i candidati devono possedere, e specifici, inerenti aspetti
tecnici connessi alle singole sedi e alle singole attività che i Volontari andranno ad implementare,
preferibilmente i seguenti requisiti:
Generici:
Esperienza nel mondo del volontariato;
Conoscenza della Federazione o di uno degli Organismi ad essa associati e delle attività da questi
promossi;
Competenze informatiche di base e di Internet;
Specifici:
Quito (ENGIM 117768)
Volontario/a n°1-2-3
Preferibile formazione in assistenza sociale e/o educazione
Preferibile discreta conoscenza della lingua spagnola
DESCRIZIONE SEDE – QUITO ENGIM 117779
DESCRIZIONE DEL CONTESTO TERRITORIALE:
QUITO
Quito, capitale dell’Ecuador situata a 2.850 metri di altitudine, si trova sulla linea dell’equatore, adagiata su
un’alta valle della cordigliera andina centrale, nella provincia di Pichincha. Fondata dagli spagnoli nel 1534
nei pressi di un preesistente insediamento incaico, è una città dalla splendida architettura coloniale, tanto da
costituire la prima capitale al mondo ad essere stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio culturale
dell’umanità. La popolazione è di 2.239.191 abitanti (fonte censimento 2010), con un tasso di crescita del
0.84 % annuo. Con una povertà scesa negli ultimi anni al 13%, Quito presenta tuttavia una crescente
diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, evidenziata peraltro dalla geografia stessa della città:
nella parte settentrionale, piena di centri commerciali ed alti edifici, risiedono le fasce più ricche della
popolazione locale (imprenditori, petrolieri, banchieri, dirigenti pubblici, ecc,) mentre il sud popolare ospita le
classi più indigenti, in particolare indigeni e contadini provenienti dalle zone rurali, costretti spesso a vivere in
quartieri o baraccopoli privi di qualsiasi tipo di servizi di base. Il fenomeno della migrazione interna, dalle
periferie e dalle zone rurali verso la capitale, rappresenta infatti il principale problema dell’urbanizzazione
che negli ultimi dieci anni ha caratterizzato Quito, comportando tassi di povertà estrema che raggiunge l’80%
nei quartieri marginali a sud della capitale.
Le difficili condizioni economiche degli abitanti di Quito e la mancanza fino a pochi anni fa di politiche
pubbliche adeguate, incidono sull’accesso ad un’alimentazione adeguata, con un apporto calorico quotidiano
pari a circa il 70% di quello raccomandato (dato che si riduce per quella parte di popolazione che risiede nei
quartieri periferici e più poveri della città); sull’istruzione, con un tasso di alfabetizzazione dell’96,4%; e sulla
salute, con una mortalità infantile del 21,3 per mille e un’aspettativa di vita media di 71,5 anni. Rispetto
all’occupazione, il tasso di lavoratori informali è del 43,54%, mentre il tasso di disoccupazione è del 11,24%.
L’emersione del lavoro nero locale è una delle principali sfide che si è posto l’attuale governo, come
dimostra il recente provvedimento legislativo che impone ai datori di lavoro il pagamento dei contributi
pensionistici in favore dei propri dipendenti. Tuttavia ad oggi, la mancanza di un lavoro stabile e la povertà
diffusa creano gravi conseguenze sociali, come testimonia l’aumento costante di reati minori, quali il furto o
la rapina. Il settore dei servizi è quello che dà maggiore occupazione, con circa 500.000 persone impiegate,
mentre il settore meno sviluppato è il settore agricolo, nel quale sono impiegate appena 80.000 persone. Il
42% della popolazione tra bambini e adulti sono sottoccupati, e invadono le strade come venditori ambulanti
di merce svariata, al fine di poter ottenere una seppur minima entrata economica.
Nella sede ENGIM 117779 si interviene nel settore di San Josè de Monjas de Penguasì, nella parte orientale
della città di Quito, uno dei quartieri che compongono l’Amministrazione zonale Manuela Saenz del distretto
metropolitano di Quito.
La popolazione, di più 60.000 abitanti (INEC 2011) è composta da migranti indigeni kichwa, afroecuatoriani e
meticci. Le relazioni sociali sono caratterizzate da una profonda crisi di identità culturale soprattutto fra i
gruppi indigeni che rappresentano l’85% della popolazione, la maggior parte di questi proviene dalle
comunità di Cotacachi, Otavalo, Zumbahua, Pantzaleo, Waranka, Puruwa, Cañar, Saraguro e Kitukara. Gli
afrodiscendenti sono più del 10% e provengono dalle provincie di Esmeraldas, Manabí e del Valle del Chota.
I meticci sono quasi il 4% e sono originari della provincia di Loja. La forza lavoro sul territorio di intervento è
composta da lavoratori informali (94%), artigiani (4%) e professionisti (2%); tra loro, solo il 40% degli uomini
e il 5% delle donne ha terminato la scuola primaria.
Il SIISE (Sistema di indicatori sociali, 2001-2006) calcola che quasi il 6% della popolazione di questa zona
vive in povertà estrema e questa percentuale sale fino al 25%, se si considera la povertà sulla base
dell’insoddisfazione delle necessità basiche.
I minori, che rappresentano il 22 % della popolazione, sono la fascia di popolazione maggiormente colpita da
questa situazione.
Sede del Governo del Paese, a Quito operano le Istituzioni pubbliche e private, Associazioni e altre realtà
organizzate della società civile per coordinare le attività in tutto il territorio ecuadoriano, in particolare sui
temi della tutela dei diritti umani e tutela dell’infanzia, partecipazione attiva e difesa ambientale, sui cui è
necessaria maggiore consapevolezza e partecipazione civica.
Nel territorio di Quito ENGIM interviene nei settori Diritti Umani e Sviluppo Sociale e Tutela Infanzia e
Adolescenza.
DESCRIZIONE DEL CONTESTO SETTORIALE: QUITO (ENGIM 117779)
TUTELA DELL’INFANZIA E ADOLESCENZA.
Il settore di San Josè de Monjas de Penguasì di Quito presenta una popolazione minorile pari al 22% del
totale, con difficili situazioni socio-economiche.
Le famiglie si caratterizzano per un alto tasso di machismo, alcolismo e violenza. Questi fenomeni a sua
volta sono causa di una scarsa attenzione all’educazione dei bambini, della loro bassa autostima e
mancanza di responsabilità da parte dei genitori. Inoltre è elevato il numero di madri single (circa il 20% del
totale delle madri), che faticano a seguire con costanza l’educazione e la crescita dei propri figli.
Punto di riferimento per i minori del territorio è il Centro educativo Yachay Wasi che ospita circa 100 minori di
etnia indigena e afro-discendenti, che difficilmente potrebbero permettersi un’istruzione. La maggior parte
dei migranti indigeni delle zone rurali (pari all’85% della popolazione del territorio), infatti, non ha un impiego
fisso e in generale si dedicano a lavori edili e di falegnameria, che garantiscono poche e incostanti entrate
economiche.
Il 16% dei minori di Puengasì dichiara di aiutare i genitori nei lavori informali. Tuttavia il 78% di loro non
riceve attenzione e cura da parte dei genitori nelle ore lavorative (ossia dalle 6 del mattino fino alle 8 della
sera). Questi bambini vivono quindi in grave rischio di marginalità sociale, abbandono scolastico e
inserimento in bande giovanili. Il 3% dei bambini inoltre è orfano o è stato abbandonato dalla famiglia.
Vista questa situazione di abbandono e/o incuria, non sempre sono garantiti ai minori dei pasti giornalieri
regolari, necessari per la giusta crescita.
Peraltro le famiglie e la popolazione, in generale, manca di educazione alimentare, e la dieta si basa su
farina, grassi animali, carne di bassa e pericolosa qualità, bibite gassate, riso e patatine fritte consumate
quotidianamente. La malnutrizione è un problema grave che presentano soprattutto i bambini della scuola e
questo provoca debolezza fisica e carenze caloriche che i bambini non potranno più recuperare durante tutto
il resto della loro vita. Il 30% dei minori del settore di Penguasì soffre di malnutrizione cronica (dato superiore
alla media nazionale pari al 23%). Frequenti anche influenza e infezioni intestinali che colpiscono il 60%
della popolazione minorile, causate principalmente dalla bassa qualità dell’acqua e dalla mancanza di
riscaldamento nelle case (la pioggia è molto frequente e nei settori alti della città, come quello in cui si
realizza in particolare l’intervento, la temperatura scende fino a 5 gradi durante la notte).I pochi stimoli
culturali (nel settore non ci sono centri giovanili, biblioteca, centri sportivi) che ricevono i minori generano
nella maggior parte dei casi basso rendimento scolastico e bassa autostima.
Nel territorio di Penguasì, costituito da popolazione indigena e afro-discendente, i minori vivono inoltre le
problematiche connesse all’appartenenza a una minoranza culturale.
La minoranza indigena ha acquisito negli ultimi anni maggior peso ed importanza nel panorama politico e
sociale del paese. Ma, nonostante le apparenze, la discriminazione sociale continua a manifestarsi in forme
di razzismo che, anche se a volte passano inosservati, tanto influenzano la vita quotidiana delle popolazioni
indigene. Molti lo definiscono come “razzismo subliminale”, che si manifesta con comportamenti
apparentemente aperti e tolleranti che però nascondono radici profondamente razziste. Un atteggiamento
paternalistico e assistenzialista verso la minoranza indigena, per esempio , è un tipico caso di razzismo
subliminale o nascosto. Si parla inoltre di “razzismo biologico”, un fenomeno che tende ad emarginare nei
mercati i prodotti agricoli indigeni. Il problemi nazionali relativi all’istruzione se considerati solo relativamente
alla popolazione indigena sono amplificati: il tasso di analfabetismo a livello nazionale è del 10% rispetto a
più del 30% della popolazione indigena; in alcune zone marginali l’analfabetsimo negli uomini arriva a 32% e
al 50% nelle donne. Solo il 53% della popolazione indigena possiede un’istruzione primaria, il 15%
secondaria e solo l’1% istruzione superiore. Nelle zona della Sierra (dove è appunto situata Quito) si stima
che il 76% dei minori è povero e in particolare, l’82% dei bambini e degli adolescenti indigeni vive in povertà
(INEC 2001). Condizioni di svantaggio della minoranza indigena e afrodiscendente si registrano anche nei
dati relativi all’inserimento lavorativo: solo il 20% della popolazione ecuadoriana che dichiara di trovare
facilmente lavoro è costituita da queste minoranze (Inec, Encuesta de empleo, desempleo y subempleo,
2012). A questo si aggiunge in molti casi la perdita irreversibile di una propria identità culturale e linguistica:
la lingua kichwa e i saperi ancestrali, soprattutto agricoli, dei nonni e delle nonne vanno scomparendo.
I bambini vivono quindi una difficile situazione di conflitto sociale e sono vittime di una acculturazione totale
che non lascia spazio alle antiche tradizioni locali. Questa confusione tra ancestrale e moderno, urbano e
rurale, famiglia tradizionale e società che cambia, quasi sempre porta alla perdita totale di identità culturale
e ad un disagio psicologico molto pericoloso ( in alcune zone periferiche della città il tasso di suicidi tra i
giovani è molto alto). A questo si aggiunge l’assenza dei genitori che nella maggior parte dei casi trascorre la
giornata fuori casa per lavoro e il grave fenomeno dei bambini di strada.
Nel settore Tutela dell’infanzia e adolescenza si interviene con i seguenti destinatari diretti e beneficiari:
I destinatari diretti sono:
almeno 100 minori di etnia indigena e afro-discendenti di età compresa tra i 5 e i 12 anni che
frequentano la scuola bilingue Yachay Wasy e che vivono in condizioni di rischio.
I beneficiari sono:
le 100 famiglie degli studenti della scuola (circa 500 persone)
la comunità indigena che vive nel territorio circostante (più di 60.000 abitanti).
OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO DI IMPIEGO:
QUITO (ENGIM 117779)
Favore l’istruzione di base e la formazione integrale di 100 minori indigeni e afrodiscendenti,
valorizzando le origini culturali
Diminuire il tasso di malnutrizione di 100 minori indigeni e afro-discendenti
DESCRIZIONE DEL PROGETTO:
Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi
QUITO (ENGIM 117779
Azione 1. Istruzione e formazione integrale di 100 minori indigeni e afrodiscendenti
Implementazione di 8 ore di lezioni quotidiane (da lunedì – venerdì) per 100 studenti con modalità
bilingue in grammatica, matematica, scienze sociali, informatica, inglese, storia e geografia
(programma didattico ministeriale)
Realizzazione di 1 riunione trimestrale tra insegnanti e genitori per valutare livello di apprendimento
dei minori e accogliere proposte di attività/iniziative di coinvolgimento
Organizzazione e realizzazione di attività e laboratori ludico-ricreativi (giochi, laboratorio, di
manualità, danza) pomeridiani, con attenzione alla valorizzazione della cultura indigena ancestrale
Realizzazione di 1 incontro settimanali di coordinamento per la gestione del Centro Educativo
(contabilità, registri) e delle attività
Incontri bimestrali di monitoraggio e valutazione delle attività e dei risultati
Azione 2. Miglioramento della salute alimentare di 100 minori del Centro educativo
Implementazione del servizio mensa (organizzazione e preparazione) per garantire ai 100 studenti
un pasto caldo quotidiano da lunedì a venerdì
Implementazione di orti didattici per la coltivazione di prodotti alimentari tipici andini nel terreno
scolastico (patata, mais, ortaggi, quinua, amaranto), valorizzando le cultura kichwa.
Organizzazione di 2 seminari laboratoriali mensili per sensibilizzare 100 famiglie su tematiche
dell’educazione alimentare, sovranità alimentare e culturale. I moduli previsti saranno svolti per il
50% attraverso lezioni frontali e per il restante 50% attraverso attività pratiche nell’orto didattico
Incontri bimestrali di monitoraggio e valutazione delle attività
Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la specifica
delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività.
1 direttore centro educativo Yachay Wasy – Azioni 1 e 2
1 direttore didattico– Azioni 1 e 2
6 insegnanti bilingue – Azione 1
2 educatori – Azione 1
1 segretaria-amministrativa – Azione 1
1 agronomo – Azione 2
1 operatore socio-sanitario – Azione 2
1 cuoca – Azione 2
2 aiuto cuoca – Azione 2
Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto:
Quito (ENGIM 117766)
I volontari/e in servizio civile n°1-2-3 saranno di supporto nelle seguenti attività:
Supporto agli insegnanti nella realizzazione di lezioni scolastiche di lingua, matematica, scienze
sociali, informatica, inglese.
Partecipazione all’organizzazione e realizzazione degli incontri con i genitori
Sostegno all’organizzazione e realizzazione di laboratori ludico-ricreativi
Partecipazione agli incontri di coordinamento per la gestione del Centro Yachay Wasi
Collaborazione quotidiana nell’organizzazione e preparazione della mensa
Supporto nella manutenzione degli orti scolastici e coltivazione dei prodotti alimentari
Supporto all’organizzazione e partecipazione ai seminari laboratoriali rivolti alle famiglie
Supporto negli incontri di monitoraggio e valutazione
REQUISITI:
Si ritiene di dover suddividere tra generici, che tutti i candidati devono possedere, e specifici, inerenti aspetti
tecnici connessi alle singole sedi e alle singole attività che i Volontari andranno ad implementare,
preferibilmente i seguenti requisiti:
Generici:
Esperienza nel mondo del volontariato;
Conoscenza della Federazione o di uno degli Organismi ad essa associati e delle attività da questi
promossi;
Competenze informatiche di base e di Internet;
Specifici:
Quito (ENGIM 117779)
Volontario/a n°1-2-3
Preferibile formazione in assistenza sociale e/o educazione
Preferibile discreta conoscenza della lingua spagnola
Preferibile esperienza in orti didattici e/o orti urbani
DOVE INVIARE LA CANDIDATURA
tramite posta “raccomandata A/R”: la candidatura dovrà pervenire direttamente all’indirizzo
sotto riportato.(Nota Bene: non farà fede il timbro postale di invio, ma la data di ricezione in sede
delle domande)
ENTE CITTA’ INDIRIZZO TELEFONO SITO
ENGIM Roma Via degli Etruschi, 7 - 00185 0644.704184 www.engiminternazionale.org
tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) di cui è titolare l'interessato, allegando la
documentazione richiesta in formato pdf, a engim@legalmail.it e avendo cura di specificare
nell'oggetto il paese e il titolo del progetto (es. CASCHI BIANCHI: INTERVENTI UMANITARI IN
AREE DI CRISI – Est Europa 2014 - Albania - CELIM).
Nota Bene: per inviare la candidatura via PEC
• è necessario possedere un indirizzo PEC di invio (non funziona da una mail normale),
• non è possibile utilizzare indirizzi di pec gratuiti con la desinenza "postacertificata.gov.it",
utili al solo dialogo con gli Enti pubblici.

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